Valutando il piatto, il filetto di pesce stocco rimane avvolto in una crosta compatta che riesce a trattenere parte dell'umidità. Croccante fuori e morbido quanto basta dentro, ho prestato molta cura alla temperatura e al tempo di cottura. Si rischia di mangiare un pezzo di legno (com'è accaduto per chi ha realizzato il piatto proprio ieri - per fortuna non ero io). L'aceto balsamico, con il suo gusto dolce-acidulo, ammorbidisce il gusto forte e caratteristico dello Stock Fish. L'idea di confezionare questo piatto mi è venuta da una serie di esperienze passate, lavoravo in un ristorante della mia città e uno dei piatti presenti nel menù era "Pesce Stocco alla Picchio Pacchio". Inizialmente mi sembrava un nome di fantasia e non del tutto appropriato alla tipologia del ristorante alquanto raffinato. Una specie di presa per i fondelli alla clientela e a noi operatori. Uno scherzo da parte del patron. Una preparazione semplice che si eseguiva con cottura su "fry top", non troppo breve assieme ad alcuni pomodorini Pachino tagliati a metà, cotti anch'essi sulla piastra liscia. Terminata la cottura, si sistemavano sul piatto e si condivano con olio aromatizzato all'aglio, basilico, sale e pepe nero. Nulla di più semplice. Dopo una ventina di piatti richiesti dalla clientela nell'arco di due settimane, ho iniziato chiedermi se per caso fosse il nome di una ricetta tipica. Era proprio così. Il nome veniva da una salsa di pomodoro tipica dell'agrigentino, semplice, con la sola differenza della presenza, assieme all'aglio, della cipolla. Il pesce cotto a temperature alte, conservava una certa morbidezza, al di fuori della caramellizzazione esterna dei residui zuccherini e all'imbrunimento proteico. Da qui l'idea di utilizzare l'aceto balsamico. L'idea della panatura di semola esterna, invece, mi è venuta da altra ricetta: "Sogliola alla mugnaia". La sogliola infarinata e cotta in burro chiarificato mantiene la sua delicatezza pur avendo il gusto più deciso della farina fritta. Essendo io mediterraneo, ho sostituito il burro con l'olio evo (acronimo di extra vergine d'oliva). L'esperimento si può dire riuscito, anche se, come detto più volte, in generale i primi esperimenti sono passibili di modifiche.
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admini...
7 anni fa
Che bel post!
RispondiEliminaMi piace quando le ricette non son messe la come se fossero consigli medici, ma hanno una storia: un punto di inizio e, forse, un punto di arrivo!
Complimenti, riesci sempre a dare un valore aggiunto ai piatti!
Grazie Marjlou, non sai quanto mi possa gratificare questo tuo commento. Evidentemente riesco nel mio intento e fidati, ogni cosa è la genesi di altro. Non si arriva mai alla conclusione.
RispondiEliminaE per fortuna aggiungerei!
RispondiEliminaTi auguro una buona domenica!
Sinceramente di questa ricetta non modificherei nulla,la trovo buonissima cosi.Ciao!!!
RispondiEliminaNitte, seguirò il tuo consiglio.
RispondiEliminaGrazie per le visite e per i vostri commenti sempre graditi.
Ciao Grazie per essere passato dal mio blog!!!anche il tuo sembra interessante!!Ho dato un occhiata al link che mi hai inviato..Io il riso venere non lo conosco ma vorrei proprio provarlo...ma lo posso trovare anche al supermercato??io non l'ho mai visto!!
RispondiEliminaCiao Cris
Non credo Cris, forse in un supermercato fornito. Dalle mie parti al supermercato non si trova. Io lo prendo in un negozio tipo "Coloniali" o "drogheria". E' una manna per chi si diletta in cucina con preparazioni che superano i confini tradizionali...
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