venerdì 23 aprile 2010
Vulcano di riso al nero di seppia
martedì 20 aprile 2010
Crocchette di Spada con purea di patate al finocchietto selvatico e Primosale pepato con acciughe su letto di radicchio.
Malavoglia"), da artisti nelle loro rappresentazioni canore (Domenico Modugno –U Piscispada). Un piatto che ripercorre la povertà di un popolo che non aveva altro se non la fantasia e l'audacia nel confezionare piatti per ammorbidire la sofferenza di millenni di stenti e tribolazioni con ciò che madre terra e fratello mare garantivano (da questa premessa il senso del piatto).
giovedì 15 aprile 2010
Considerazioni storico scientifiche di un medico specialista
Questa pietanza si colloca pienamente all’interno della cosiddetta “Dieta Mediterranea”. In queste poche righe nel presentarvi questo piatto voglio sottolineare il ruolo importante che ha svolto nei secoli e che tuttora riveste questo piccolo seme del colore verde vivo, il pistacchio.
Questo alimento è originario del Medio Oriente, dove veniva coltivato già in età preistorica, particolarmente in Persia. Successivamente gli arabi lo introdussero in Occidente. La parola “pistacchio” deriva dal persiano pesteh.
Viene coltivato soprattutto in Iran, in California, in Turchia e in Sicilia, nell’agrigentino e alle pendici dell’Etna.
Riscontriamo per la prima volta la parola pistacchio nell’Antico Testamento, in particolare nella Genesi, capitolo 43 versetto 11. Qui a proposito dell’episodio di Giacobbe, il quale manda i propri figli dalla terra di Canaan in Egitto per acquistare il grano, troviamo la frase di seguito riportata: “Ecco ho sentito dire che vi è il grano il Egitto. Andate laggiù e comprate per noi… Mettete nei vostri bagagli i prodotti più scelti del paese e portateli in dono a quell’uomo: un po’ di balsamo, un po’ di miele, resina e laudano, mandorle e pistacchi”.
Plinio il Vecchio, autore dell’Historia Naturalis, cap. X-XIII, datato attorno al 77 d.C., morto nel 79 in seguito alla famosa eruzione che distrusse la città di Pompei, Ercolano, Stabia, ci parla di Lucio Vitellio (Pretore o Governatore romano in Siria) il quale attorno al 20-30 dopo Cristo introdusse il pistacchio in Spagna e Italia.
In tempi moderni in Sicilia, e in particolare nel territorio di Bronte, dove predomina un terreno di tipi lavico, viene prodotto un frutto dal punto di vista organolettico si colloca come qualità ai vertici della produzione mondiale.
Il pistacchio è un potente antiossidante e svolge un ruolo importante nella prevenzione delle malattie cardiovascolari: nel pistacchio sono infatti presenti gluteina, beta-carotene, e gammatocoferolo, sostanze tutte che hanno un ruolo nel ridurre il colesterolo totale e il colesterolo LDL, il cosiddetto colesterolo cattivo. Questo seme di delicato sapore non contiene colesterolo anche se è un cibo altamente calorico: 100 grammi di pistacchio corrispondono a 602 Kcal. Nel pistacchio sono presenti grassi (sia saturi, sia mono e polinsaturi) che corrispondono al 56% del totale ed anche carboidrati (8,2%) e proteine (17,8 %). Il pistacchio contiene inoltre numerosi minerali quali: il potassio, il magnesio, il fosforo, il rame, il manganese.
Il pistacchio è un alimento importante della nostra dieta mediterranea. Il colore verde intenso e il profumo tipico rendono superbo il piatto che lo chef ha preparato con tanta passione. Il nostro giovane chef attento conoscitore della dieta mediterranea, sa infatti unire con grande armonia alimenti spesso poco utilizzati nella nostra cucina, talvolta dai sapori apparentemente contrastanti in un connubio armonico e di grande effetto visivo, olfattivo e soprattutto gustativo. La sua è una cucina semplice ma allo stesso tempo elaborata frutto di un’esperienza variegata nella quale la fantasia la fa sicuramente da padrone. I piatti che spesso presenta sono spesso ricette della nonna che tuttavia vengono personalizzate, direi con gusto e raffinatezza proponendo una cucina moderna e soprattutto salutare fatta di ingredienti semplici e genuini.
A nome mio e dei lettori di questo blog un ringraziamento sentito per le informazioni storiche e scientifiche che il nostro assaggiatore ufficiale ha voluto condividere con noi. (un ulteriore ringraziamento per i complimenti e l’apprezzamento alla mia cucina che mi gratificano e in parte mi imbarazzano)
Il dott. Sebastiano Nicosia, specialista cardiologo, vero “intenditore” della dieta mediterranea; da numerosi anni si occupa di cardiologia clinica e di diagnostica cardiovascolare, attento conoscitore delle malattie cardiovascolari legate al fumo di tabacco, ritiene che la dieta mediterranea svolga un ruolo importante nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Anthony Bourdain - L’essenza della cucina Italiana.

Una delle mie passioni è la lettura e smanettare su internet per informarmi sul mondo che altrimenti non potrei vedere in tempi così brevi (che meraviglia internet). Come dicevo, questa magnifica invenzione ci permette di essere i più temerari navigatori del cyberspazio ed esploratori alla scoperta di personalità lontane, ci permette di esporre idee, di condividere con chi ci segue le nostre esperienze, etc. La nostra fortuna è che abbiamo la possibilità, rispetto a tempi non troppo lontani, di approfondire i nostri interessi e nello stesso tempo interagire con le "entità" nascoste dietro immagini e pagine virtuali di siti diversi, comodamente seduti su qualche poltrona del nostro regno (possa essere un tugurio in un sottoscala o un castello non fa differenza, il nostro spazio è l'impero che possiamo governare a nostro piacimento). Potendo avere la possibilità di scelta, il mio tempo lo impiego si per il web, ma non mi privo di una sana lettura tradizionale. Quella che si effettua su libri fisici, fatti di sonora e profumata (per chi ama l'odore del petrolio altrimenti il termine sarebbe maleodorante) carta e inchiostro. Naturalmente le mie letture sono indirizzate verso quello che è il mio mondo, l'universo enogastronomico (non si finisce mai di imparare), con qualche capatina nel regno delle scienze e della letteratura classica, insomma un po' di tutto.mercoledì 14 aprile 2010
Spaghetti al pesto di pistacchi con croccante di speck
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venerdì 9 aprile 2010
Pappardelle al ragù - Amour toujours
Mi trovo spesso indeciso su come onorare le persone a me care durante ricorrenze particolari, San Valentino, anniversari, compleanni, etc. Comprare fiori, piante, scrivere lettere d'amore e di ringraziamento, le ritengo azioni un po' scontate e superate. Una cenetta a lume di candela potrebbe essere un modo diverso per dire alla propria donna quanto si ami o quanto ci dispiaccia di averla offesa, oppure ringraziarla per essere presente nella nostra vita nonostante gli atteggiamenti lunatici e scontrosi nei suoi confronti. Ritorna alla mia attenzione l'espressione " Dillo con un fiore" e allora perché non regalare un piccolo omaggio gastronomico fatto con le proprie mani che ricordi, sebbene in modo vago, un fiore. Carpiamo la sua attenzione e i suoi sensi con la nostra dimestichezza tra i fornelli anche se, a dire il vero, occorrono anche altre doti che non mi soffermo a descrivere, ma che potremmo benissimo immaginare, comunque come inizio è sufficiente.
Classico piatto delle feste "lasagne al ragù"che ho rivisto in questo modo sostituendo le pappardelle alle lasagne e lasciando il resto degli ingredienti inalterato, aggiungendo un piccolo segno di riconoscenza e attaccamento al mio territorio "la melanzana" (Sicilia I love you!!!) . Sono riuscito a confezionare un piatto più delicato perché ho potuto dosare meglio i condimenti.
Il ragù:
300 g di tritato di bovino
400 g di tritato di suino (in verità andrebbero gli avanzi della coscia del prosciutto crudo.)
Cipolla, carota e sedano quanto basta per creare una dadolata e ricoprire il fondo del tegame (naturalmente la cipolla in proporzione deve essere un po' di più).
Un barattolo di pelati
Un bicchiere di acqua con 2/3 cucchiai di concentrato di pomodoro sciolti dentro.
Un bicchiere di vino rosso.
Una foglia di alloro.
Una spolverata di noce moscata.
Olio d'oliva extravergine.
Sale e pepe nero q.b.
Una volta tagliate le verdure, cipolla, carota e sedano, devono essere soffritte con l'olio d'oliva. Dimenticavo, la quantità di olio deve essere circa mezzo bicchiere da 125 cl. Le imbiondisco 2/3 minuti a fuoco non troppo alto e aggiungo il tritato (tutto) che continuerò a rimestare fino a sbiancarlo (il colore della carne in cottura vira dal rosa/rosso al bianco per poi, a cottura inoltrata, prendere un colore bruno per "la reazione di Maillard" cioè una serie di trasformazioni chimiche particolarmente complesse che riguardano le proteine e i glucidi presenti…ma questa è un'altra storia. [Un inchino alla prof. Di Bella]). Una volta data una leggerissima cottura uniforme a tutto il tritato, provvedo a salarlo e di seguito sfumarlo con il vino rosso. Io preferisco salare la carne senza il resto degli ingredienti, in questo modo riesco a controllare meglio la sapidità del ragù senza dover, di volta in volta, aggiustare di sale. Assorbito il vino, aggiungo le spezie e odori; pepe nero, noce moscata e alloro, non eccedo, ma così facendo conferisco, sin dall'inizio, alla base del ragù, ossia la carne, quella fragranza che sarà fondamentale.
Aggiungo i pelati che vado a sfaldare con la mano, naturalmente evitando gli schizzi, seguiti dal bicchiere di acqua e concentrato. A questo punto non resta che abbassare il fuoco e proseguire la cottura a fuoco molto basso per almeno 1 ora con il coperchio semi chiuso. Ogni tanto è opportuno dare una controllatina e una rimestata per evitare che la carne giochi brutti scherzi attaccandosi al fondo del tegame. Nel caso in cui il liquido fosse evaporato, sarebbe opportuno aggiungere un po' di acqua calda o di brodo vegetale genuino, fatto con le verdure fresche(noi cuochi ne teniamo sempre diversi litri in caldo pronto per qualsiasi uso o diluizioni). Quasi al termine della cottura controllo sempre il sapore, cioè assaggio per eventuali correzioni di sale o altro. Il risultato è un ragù piuttosto compatto e non troppo liquido. Dalle mie parti è consuetudine aggiungere al sugo anche i piselli, io li ho voluti cuocere separatamente con olio e cipolla, un dito di acqua e sale, per poi utilizzarli nella confezione finale del piatto.
La besciamella:
Questa salsa, se fatta bene, è delicata e piacevolmente tendente al dolce. È di largo uso nella nostra cucina in quanto lasciata in eredità da magnifici cuochi, che, nei secoli passati, erano contesi dalle famiglie nobiliari di tutto il meridione d'Italia (da Pachino Capo Passero a Napoli). In Sicilia erano chiamati "Monsù" dalla storpiatura di "Monsieur", esperti nell'arte gastronomica i quali avevano appreso i segreti culinari prestando servizio in Francia. In verità la maggior parte dei piatti caratteristici e conosciuti della cucina regionale siciliana sono null'altro che una rivisitazione popolare (con materie prime alla portata delle tasche sgonfie dei meno abbienti ma di non meno palato fine dei nobili), di piatti confezionati dai magnifici Monsù, non escludendo l'influenza araba che ha lasciato l'abitudine di unire il dolce (per esempio l'uva sultanina) al salato….ma questa è un'altra storia! (ma quante storie che lascio in sospeso, mi tocca fare gli straordinari!)
La salsa besciamella che io preparo da utilizzare con le minestre asciutte (cioè i primi piatti a base di pasta), la realizzo un po' più morbida, cioè:1 litro di latte
50 g di burro
50 g di farina tipo "00"
Pepe bianco q.b.
Noce moscata, una grattugiata abbonante (l'aroma deve sentirsi e consiglio di spostare con le mani, come se si stessero scacciando le mosche, il vapore che esce dalla pentola verso il proprio naso senza infilare la testa dentro la pentola che potrebbe inquinare la salsa accidentalmente con agenti fisici tipo capelli, saliva, bottoni, etc.[ri-inchino alla prof.])
Sale q.b.In un pentolino sciolgo il burro a fuoco bassissimo e aggiungo la farina mescolando delicatamente. Si forma una sorta di pasta non troppo asciutta che non dovrà essere lasciata sul fuoco troppo tempo. Io consiglio, una volta che il burro è fuso, di spostare il pentolino dal fuoco e lavorare l'impasto, detto "roux", con il calore accumulato per poi rimetterlo qualche altro secondo su fuoco delicato al fine di amalgamare bene il composto. Il roux tende a bruciarsi facilmente prendendo una colorazione brunastra e sapori sgradevoli che comprometterebbero la salsa finale. A questo punto ci sono due metodi differenti di unire il roux al latte, uno con latte a temperatura ambiente e l'altro a caldo. Io preferisco a caldo, cioè porto a quasi ebollizione il latte, in una pentola a parte, e aggiungo il composto legante mescolando continuamente il liquido a fuoco moderato. Dopo qualche minuto si avverte, mescolando con la frusta, maggiore resistenza, è la salsa che prende consistenza. Provvedo a salare, e aggiungo le spezie. Continuo la cottura per circa 10 minuti. A questo punto la salsa besciamella sarebbe pure pronta per essere utilizzata, ma essendo un tipo pignolo nel mio lavoro e vista l'occasione di un tête- à-tête riparatore, filtro il tutto attraverso un setaccio dalle maglie non troppo strette per eliminare eventuali grumi di roux. Nella maggior parte dei casi, di grumi, ne sono presenti pochissimi e la cosa mi gratifica tanto da sembrare un bambino che riceve in premio la sua caramella tanto desiderata.
Ora è il momento della creatività e dopo aver condito le pappardelle (senza però esagerare, la moderazione è essenziale alla delicatezza) termino il piatto come da foto. Per l'occasione ho abbinato un vino rosso Nero D'Avola - Cabernet Sauvignon senza menzionare altro (per la pubblicità rivolgersi ai nostri agenti J).Vorrete sapere com'è andata a finire???? Sarà stato merito del vino, merito del piatto o merito di entrambi, ma la mia compagna mi ha perdonato concludendo: "Sei un adorabile canaglia!!!". Sotto voce vi confido che la serata si è prolungata con un… tête-a-tête più intimo, ma che resti tra di noi. Quindi possiamo dire (pluralis maiestatis) che la ricetta è garantita per occasioni del genere.
In verità l'immagine da me scattata non ha reso giustizia alla presentazione del piatto. Sono un cuoco mica un fotoreporter!!!!!
Buon appetito.
lunedì 5 aprile 2010
Il cocktail del gourmet
Per un ottimo antipasto, da presentare a ospiti di rango o meno, inserito in un menù di mare, propongo il conosciuto cocktail di crostacei. La delicatezza e raffinatezza della preparazione rende il piatto per nulla obsoleto e sempre proponibile a qualsiasi palato evoluto o meno. Il cocktail è formato da quattro parti fondamentali:
Un letto di lattuga tagliata a "Julien".
Uno strato di gamberi (vale per qualsiasi crostaceo si disponga o si voglia).
Uno strato di salsa cocktail.
Ingredienti aggiuntivi che andranno a completare l'estetica e che faranno la differenza al palato.
Per quanto riguarda il letto d'insalata vi è poco da dire se non la scelta della varietà. Io uso sempre lattuga croccante di tipo Iceberg e la taglio dando una lunghezza vicina a quella del crostaceo utilizzato.
Il crostaceo, in questo caso il gambero, va sgusciato, privato dell'intestino e bollito in acqua salata per un minuto o comunque in base alla pezzatura dello stesso (deve cuocere il tempo necessario affinché il colore da rosa viri verso il bianco).
Arriviamo al passaggio più complesso: "La salsa cocktail".
Per comporre una salsa delicata e piacevole occorre raffinatezza del palato, qualità intrinseca e indispensabile per ogni addetto ai lavori. Tutto dipende dal proprio gusto.
Maionese, salsa di pomodoro aromatizzata (in sostanza tomato ketchup salsa di origine orientale e non americana), salsa worcestershire (di origine inglese), tabasco (questa di provenienza americana anche se ha il nome di una regione messicana), infine il tutto innaffiato con del brandy.
Le dosi sono soggettive e non vanno programmate anticipatamente. Io mi regolo in base al mio palato e le aggiungo poco per volta. La base è la maionese che naturalmente preparo io stesso. Aggiungo tanto ketchup quanto serve per colorare la salsa di rosa, circa 3-4 cucchiai per 200 g di maionese. Poi passo all'aspersione delle altre salse (trovo un non so ché di religioso!!?). Il tabasco va centellinato qualche goccia; deve conferire una leggerissima sensazione di piccante senza mai eccedere. Per la salsa worcestershire ne aggiungo qualche goccia in più (mi piace il suo sapore). Il brandy va aggiunto con parsimonia. L'aspetto della salsa deve essere un po' meno denso del normale e il gusto finale deve essere armonioso. Terminate le preparazioni di base del piatto si può assemblare il tutto. Da ricordare che l'insalata va tagliata poco prima di essere utilizzata per evitare spiacevoli imbrunimenti dovuti all'ossidazione naturale. Io aggiungo delle fettine di arancia e delle olive verdi tagliate a rondelle, servono ad arricchire la preparazione di nuove sensazioni oltre che all'estetica. Ultima cosa da ricordare, se riuscite a leggere il post fino in fondo, è che tutto va servito molto freddo. Non per ergerci ai livelli di Artusi ma qui parliamo di "scienza in cucina"…. Scherzi a parte, quest'antipasto è una vera delizia.
Buon appetito.




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